L’unico professionista veramente essenziale per la vita di 7,7 miliardi di persone non può fermarsi

Ivano Valmori di Ivano Valmori

 
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Molti agricoltori continuano le loro attività nel rispetto delle nuove norme previste (Foto di archivio)
Fonte foto: © Cristiano Spadoni – AgroNotizie

Quando pensiamo ad un professionista ci viene in mente il medico, il commercialista, l’avvocato, il notaio, ma difficilmente pensiamo all’agricoltore.
Eppure, nei momenti di vera difficoltà, ecco cosa emerge anche in ambito normativo: tutte le attività sono sospese ma, traggo dal Dpcm 11 marzo 2020 che “restano garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, le attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agro-alimentare comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi”.
Improvvisamente ci si accorge che l’agricoltura è l’unica responsabile del soddisfacimento del terzo bisogno fisiologico essenziale all’uomo individuato dalla piramide di Maslow, dopo, ovviamente, aria e acqua. Senza aria non si vive, in media, per più di 2 minuti, senza acqua possiamo resistere al massimo per 5-7 giorni (in funzione del clima), senza cibo moriremmo in meno di un mese…
 

 

Agricoltore: il professionista essenziale

Andiamo dal medico lo stretto necessario, dal commercialista una volta a mese, dal notaio poche volte nella vita… ma del lavoro dell’agricoltore ce ne avvaliamo almeno 3-5 volte al giorno.
Colazione, spuntino di metà mattina (fosse solo per un caffè…), pranzo, merenda (fosse solo per un tè alla macchinetta…) e cena sono il frutto del lavoro dell’agricoltore e, nonostante il coronavirus, tutto il pianeta deve pur mangiare!
Inoltre, a differenza di qualsiasi altra attività che si “congela” quando si chiude la saracinesca e “riattiva” con la ripresa dell’attività, la natura è viva e non si ferma mai. Le piante seguono la loro fisiologia, i patogeni, i parassiti e le infestanti seguono i loro cicli, gli allevamenti devono essere accuditi… 
In agricoltura nulla si ferma. Mai!
Da quando è iniziato il contagio (gennaio), le piante si sono risvegliate, molte sono già fiorite, per molte è già avvenuta l’allegagione e i “frutti” sono in fase di crescita. E l’agricoltore deve seguirne l’evoluzione naturale.
 

Agricoltori e coronavirus

Abbiamo già ampiamente affrontato ciò che sta accadendo nel settore, le problematiche che si stanno affrontando, gli aiuti previsti ed abbiamo visto come proseguire “in sicurezza” l’attività agricola con risposte ai 14 dubbi più diffusi in questo momento in abito agricolo.
Sono nato in campagna, abito in campagna, sono abituato a vivere l’agricoltura… e sono un inguaribile ottimista. 
Mi sono imposto di trovare almeno tre aspetti positivi nell’essere agricoltore ora, in questo periodo così nero per tutti e in questa vera e propria precarietà.

  1. Si lavora all’aperto per cui non servono particolari giustificazioni per uscire o vestirsi da improbabile atleta;
  2. Molti lavori si fanno “in solitaria” per cui il contagio è molto meno probabile che in fabbrica o in ufficio;
  3. Si producono beni essenziali, di qualità ed il cui acquisto non è rimandabile nel tempo.

 

© AgroNotizie – riproduzione riservata

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